mercoledì 13 settembre 2017

I Giganti del Tor

Mentre la maggiorparte dei miei conoscenti era intenta a guardare l'umiliazione spagnola della Juve, io ieri sera mi pregustavo un'altra sfida Italo-spagnola, il duello tra Javi Dominguez, Franco Collé e Oliviero Bosatelli al Tor De Geants.

Collé stava facendo la gara perfetta, dopo una prima parte alle calcagna dello spagnolo, era passato in testa arrivando ad avere quasi 3 ore di vantaggio. Un ritmo incredibile che lo stava portando a polverizzare il record del Tor.
Bosatelli, terzo e vincitore dell'edizione passata, stava anche lui guadagnando terreno, facendoci sognare una doppietta tutta italiana ai primi due posti.

Sono andato a dormire pensando di godermi i video e le interviste di Collé durante la colazione... e invece niente, ritirato a 22 km dalla fine dopo oltre 300 km di gara perfetta.

Incredibile. Sembra che si sia addormentato all'aperto per troppo tempo, più di un'ora e mezza, risvegliandosi al freddo e completamente fuori fase e senza più riuscire a riprendersi.

Difficile immaginare cosa passino questi uomini e queste donne dopo uno sforzo del genere, altro che Messi e Dybala.
Ora non ci resta che attendere con il fiato sospeso gli ultimi chilometri della mitica Lisa Borzani, per ora saldamente in testa tra le donne e undicesima assoluta.


Io avrei dovuto assaggiare lo spirito di questa corsa, andando a supportare il mio collega che era riuscito ad iscriversi. Purtroppo già al 66° km si è dovuto ritirare (problemi di stomaco e gambe che non ho ancora ben capito), quindi la trasferta valdostana è sfumata.

Sarò mai in grado di affrontare una cosa del genere?
Magari tra due o tre anni possiamo cominciare a pensarci.



giovedì 31 agosto 2017

Martin,ti ho sempre odiato e adesso ancor di più

In questo blog sgangherato poteva forse mancare una parte sulle serie TV? 
Che non siamo forse tutti grandi recensori?

E qual è la serie TV top del momento? 
Game Of Thrones appunto, conclusa da pochi giorni e di cui ho visto la tanto attesa (e temuta) ultima puntata da poco.

Per me non è una serie qualunque, A Song Of Ice and Fire è la costante che ha caratterizzato i miei ultimi quindici anni (circa) di vita, da quel lontano 2002 nel quale grazie a mio padre (mio principale mentore e fonte di ispirazione, nella sua libreria ho scoperto i miei miti: Il Signore degli Anelli, Shannara, Dune, Asimov per citare solo i più influenti sulla mia adolescenza) che nella sua ingordigia letteraria da spiaggia aveva trovato i primi due libri della versione italiana, cioé il primo libro della serie originale.

Fu amore immediato per me, e come tutti gli amori furono anche dolori immediati, tra cui la flemma produttiva del Vecchio Ciccione e il ricatto economico di quei ladri della Mondadori, che spezzavano ogni libro in due o tre parti, prolungando la mia agonia e salassando i miei pochi averi.

Fu amore comunque, poco condiviso da amici o conoscenti, tanto che spesso pensavo di essere il solo ad apprezzare la serie.
Ben presto le atmosfere di Westeros scalzarono quelle di Tolkien nelle mie serate (nottate soprattutto) di giochi di ruolo on-line, con la nascita di personaggi come Il Monco, di ranger con compagno animale un lupo bianco, molta meno magia e più trame politiche e "realistiche".

Poi, finalmente, la serie TV.
Fantastica, primo episodio perfetto, prime serie eccezionali, perfettamente all'altezza dei libri...vabbeh, qualche attore non l'ho trovato subito azzeccato, tipo Cersei e Daenarys, troppo poco bionde naturali e la seconda troppo tozzetta, ma si tratta di dettagli.

Poi, le incrinature...

Prima nella saga letteraria, che comincia a perdersi nelle sottotrame, che si dilunga eccessivamente (soprattutto visto l'enorme intervallo di tempo tra un libro e l'altro) e perde un po' di senso generale.
Poi il tanto temuto punto critico: il sorpasso della serie TV sui libri.




E qui le cose cambiano, già un po' nella sesta serie, ma soprattutto nella settima.
Basta trame machiavelliche, basta personaggi "grigi", mai buoni e mai cattivi.
Tutto avviene velocemente seguendo le aspettative da "tutti felici e contenti" di un pubblico che vuole solo essere coccolato e rasserenato.
Gli eroi diventano senza macchia e senza paura, i cattivi vengono sconfitti, il nemico sono solo i Non-morti che verranno spazzati via dagli scintillanti eserciti umani tutti affiatati e amici.

Sesso? Ma no!
Qualche vedo/non vedo, magari sfuocato dietro la luce di romantiche candele.
Tutti pucci-pucci e occhioni dolci, non vorremmo mica scandalizzare le famigliole strette sul divano, no?




Per carità, ci hanno per ora risparmiato la Perfida Cersei, ultimo rimasuglio di quello spirito di Martin che ha caratterizzato gli esordi, anche se quando l'ho vista arrivare e offrire tutto il suo aiuto nella guerra agli Estranei ho rischiato di vomitare la cena.
Però guai a uccidere gli amati fratellini, lasciamoli pure andare via, soprattutto Jaime nonostante il dichiarato tradimento!

Però hanno fatto morire un drago! mi potrebbero ribattere.

E certo, ma tanto ne servivano due, il secondo da dare a Jon/Aegon e così la coppietta potrà lanciarsi nello scontro finale contro il Night King.


Che spreco.










Sopravvissuti ad Agosto

Mi prendo la libertà, con un giorno di anticipo, di dichiarare chiuso il mio Agosto 2017.

Non mi sogno nemmeno di fare lo snob, quello che agosto lo disdegna, che il caldo è un'oppressione, che l'inverno è decisamente meglio...

Col cazzo.
Il caldo non è mai troppo, e l'estate non è mai lunga abbastanza.

Io comincio a diventare malinconico già il 21 giugno, pensando che le giornate si accorceranno e che tra solo sei mesi sarà Natale.
In ogni caso, prendo atto che le mie Ferie (quelle con la F maiuscola appunto) sono terminate... e purtroppo sono state piuttosto sfigate.

Avevo iniziato bene con il mio primo Trail Francese, nonostante sia risaputa la mia insofferenza verso i francesi (goliardica suvvia) e il fatto che questa gara si svolgesse in buona parte su territorio "rubatoci" a fine guerra.
Bella gara, percorso affascinante e bel week-end con famiglia nel campeggio del paese da cui si partiva.

Ho scelto di fare la versione media, 43 km, un po' perché non volevo star via troppo tempo, un po' perché volevo testare maggiormente la tenuta a ritmi più sostenuti nei primi 30/35 km di gara dopo i problemi avuti al CRO Trail.
Alla fine ho chiuso in 6 ore e 26 min, con una media al km che è la mia migliore in gare di questa fascia di lunghezza.
Ottima la fase in salita, con il tratto finale prima del GPM a 2600 metri fatto addirittura correndo un po'.
Leggero momento di crisi (solo stanchezza) nella successiva e ultima salita, intorno al trentesimo km, a conferma che questa distanza è un po' il punto critico sul quale lavorare.

Da qui in poi il discorso corsa praticamente si interrompe, causa una fastidiosa infezione con 40 di febbre e conseguente cura di antibiotici e abbattimento fisico.
Una settimana di vacanza sprecata. Anche di più considerando gli strascichi.

Ed il resto tutto molto tranquillo: casa, montagna, quattro giorno al lago con il camper senza uscire dal Piemonte.

Ora non mi resta che affrontare settembre.









giovedì 27 luglio 2017

Sedotti dal Diavolo

In genere mi definisco un cultore e un difensore del Km0.

Cerco di comprare nei piccoli negozi di paese, sia per quanto riguarda gli alimentari, ma anche per l'abbigliamento sportivo.
Ovvio che in questo modo limito la scelta oltre a limitare di molto i miei risparmi, ma mi illudo di mantenere vivo un tessuto sociale che genera ricadute positive nell'immediato nel posto in cui vivo.

Sotto questo punto di vista Amazon per me è il diavolo, dovrei combatterla ed evitarla in tutti i modi...

Ma cazzo alla fine è impossibile non lasciarsi sedurre.
Ho resistito per le ultime scarpe, solo perché i saldi mi hanno permesso di prenderle ad un prezzo ancora più competitivo (Hoka SpeedGoat, magari dovrei aggiornare le recensioni dei miei materiali). 
Ho ceduto ad esempio sul Garmin Forerunner 235, acquistato a 250 euro grazie ad un alert sulle offerte Amazon risparmiando 110 euro sul prezzo del mio negoziante di fiducia.

Offerte del genere, una completezza di prodotti incredibile, assistenza personalizzata immediata (del tipo che mentre sei al telefono ti spediscono al volo un nuovo prodotto al minimo dubbio di insoddisfazione), consegne in un giorno o due...

Ma come è possibile competere con un servizio del genere?
Ha senso tentare una resistenza?

E ora ci si mettono pure con la TV on demand, che anche qui non volevo cedere, ma avendo Prime potevo usufruirne gratuitamente.
E' già sta soppiantando Netflix.

Il catalogo delle serie diventa sempre più interessante (al momento sono infognato con Mr. Robot), l'interfaccia la trovo fatta benissimo, con le schede personaggi e curiosità subito a portata di mano...

Chi li ferma più questi???





martedì 25 luglio 2017

L'amico vien correndo

Continuano in questi giorni le sensazioni positive nella corsa.
La settimana scorsa ho finalmente infranto il muro dei 30 minuti nella mia solita salita di pausa pranzo alla Sacra di San Michele. 29'42" sulle note dei Linkin Park, per ricordare il povero Chester.

La cosa che mi soddisfa è che non partivo puntando al tempo, ma solo per trovare un mio ritmo di corsa e mantenerlo lungo tutta la salita, senza mai camminare.
Alla fine sembra proprio che questo approccio paghi di più rispetto agli sprint sulle pendenze più dolci alternati alla camminata nei tratti più ripidi.

Ieri di nuovo un bel giro tipo trail su un percorso di 10 km, con salita su scalinata di una condotta idrica dove di nuovo sono riuscito a correre senza fermarmi (qui però perdendo rispetto ad altre occasioni in cui ho camminato di più).

Arrivato nel punto più alto del mio giro, presso un paesino di montagna, ho fatto amicizia e diviso l'acqua di una fontana con un simpatico border collie. Quando sono ripartito per la discesa me lo sono ritrovato a fianco, e con mio stupore non mi ha abbandonato per tutto il tragitto verso casa.
E' stato bello correre nuovamente con un cane dopo tanto tempo. Ammetto di aver sperato che fosse senza padrone, e già me lo immaginavo vivere felice insieme a noi.

Arrivato a casa ho controllato il collare, trovando il numero di telefono del padrone.
Quando l'ho composto sul telefono mi è comparso subito il nome del ristorante che si trova nel paesino da qui siamo partiti, riportandomi inesorabilmente alla realtà.

Ci siamo fatti un'ultima bevuta insieme, in attesa che la sua padrona (che conosco da quando siamo bambini ma che non sapevo avesse questo cane) venisse a prenderlo.

Non era lui il successore di Mr. P, si vede che il mio prossimo cane deve ancora trovarmi.



giovedì 20 luglio 2017

Epic CRO-fail


183 concorrenti alla partenza.
108 all'arrivo

40% di abbandoni... tra cui il sottoscritto!


Una delle gare più dure del panorama ultra-trail, forse la più dura tra le sue "simili", cioé gare che si aggirano sui 120 km con dislivelli di 6/7000 metri.

Eppure ero partito bene, con le gambe che giravano e le giunture che non davano problemi sulle prime, seppur limitate, discese.
I primi 25 km erano forse i più duri da un punto di vista fisico, basti dire che in questo breve tratto si raggiungevano già 2600 metri di dislivello, più di un terzo del totale.
Eppure per me non avrebbe dovuto essere un gran problema, già fatto cose molto simili. Invece, in prossimità del primo cancello orario, il rifugio Don Barbera, ho cominciato ad avvertire disagio allo stomaco. Fermato, preso del brodo caldo, ma alla ripartenza invece che sentirmi meglio ho cominciato ad avere nausea fortissima e spossatezza.

Stringendo i denti ho proseguito per quasi dieci km, tra soste, vomito e giramenti di testa.
Ma di notte, a 2400 metri di quota in bilico su un costone scosceso non è facile mantenere la lucidità.
Ad un certo punto un volontario del soccorso alpino mi incrocia e mi propone di riportarmi al rifugio in macchina, visto che da lì in poi mi aspettano più di 15 km in cresta senza possibilità di evacuazione su mezzi.

Fin qui è stato bellissimo comunque!

Il disagio è troppo forse, facile farsi tentare e soprattutto lasciarsi convincere a desistere.

Addio sogno dell'arrivo al mare.




....

A quasi due settimane di distanza la delusione mi segue ancora.
Avrei potuto evitare questo ritiro?
Se fossi partito ancora più piano?Se avessi evitato il brodo mangiando invece solo delle arance?
Se (soprattutto) non avessi incontrato il ragazzo del soccorso alpino, stringendo i denti in attesa di calare di quota e di "riposarmi" nelle prime e lunghe discese?

Magari ce l'avrei anche fatta per quel primo tratto, ma se i miei compagni di squadra nettamente più in forma di me sono crollati a loro volta a causa del caldo e della nausea durante il giorno successivo, non avrei rischiato solo di prolungare la mia sofferenza per ritrovarmi allo stesso risultato?

Invece ho trascorso un sabato e una domenica al mare con la mia famiglia godendomi a pieno ogni momento, e soprattutto non avendo nessuno strascico fisico (neanche un po' di stanchezza alle gambe!) che mi impedisse di giocare e divertirmi con le bimbe.


E adesso?

Ho ripreso subito a correre, e devo dire che mi sento molto in forma in questo periodo.
Ieri sera appuntamento imperdibile per i runner della zona, con una garetta di 6 km tra campi di mais e stradine di campagna.
Per la prima volta ho tenuto testa ai veterani che da un paio di anni punto a raggiungere in queste corse, battendo il mio record sui 5 km con un meritevole ritmo di 4'05".

Beh, diciamo che è la prima volta da un po' di mesi che corro 5 km in piano, in ogni caso il risultato è incoraggiante, e se non fosse stato per il fondo sconnesso e alcuni imbottigliamenti, forse l'agognato muro dei 4'/km l'avrei infranto.

Sto anche pensando di ributtarmi negli ultra trail, anche se la paura è molta, visto che il problema della nausea è subdolo e crudele, e pensare di ritrovarsi a metà gara, magari su una cresta di una montagna di notte, con conati e vertigini è decisamente scoraggiante.

Un obiettivo papabile è il trail del Lago d'Orta , però limitandomi alla distanza di 82 km.
Dopo una gara di 66 e un allenamento di 75, il salto più logico è in effetti questa distanza provata in gara, per poi sdoganare una volta per tutte le over 100 km.

Che faccio, mi iscrivo???

giovedì 29 giugno 2017

Provenza 2017

Si, bella la Provenza, soprattutto se si riesce a visitarla non ad agosto.

In realtà la maggior parte della nostra settimana l'abbiamo trascorsa in un campeggio sul fiume Ardéche, appena oltre il confine della Provenza vera e propria, ma ancora un posto molto affascinante, ricco di colline, di gorge, di villaggetti in pietra chiara circondati da campi di lavanda in una fioritura migliore rispetto agli alti piani più a est.



Abbiamo avuto qualche difficoltà di adattamento, come sempre, ma poi le bimbe si sono innamorate del posto e della vita da campeggio.

Momento clou: la nostra festa d'estate sulla spiaggetta con danze e canti intorno al falò, pizza francese e gelato.
Ad un certo punto intorno a noi si era formato un pubblico di pacati franco-nordici (soprattutto Olandesi) che ci guardava con simpatia e tenerezza...
almeno spero.


Per la parte itinerante ci siamo fermati nel piccolo paesino di Roussillon, famoso per le cave di ocra e per i suoi panorami colorati di rosso e di giallo. 
Entrando in paese arrivando da Apt si trova un bel parcheggio per camper (12 euro notte più tutta la mattina successiva) con dei bagni pubblici piuttosto puliti. La zona è molta tranquilla e piacevole, ed il paesino dista circa 700 metri, dieci minuti a piedi.




Il giro nelle cave è divertente (5 euro), e come al solito ci siamo fatti riconoscere pitturandoci la faccia di ocra e di rosso come gli indiani.



Poco più su, inoltrandosi nella valle del Rodano e sfiorando il suggestivo borgo di Gordes, si arriva nella valle chiusa di Fontaine de Vauclause, luogo famoso per aver ospitato Petrarca e per la sua incredibile fonte che erutta direttamente un fiume verdissimo da sotto terra.

Il luogo mette pace, te ne rendi conto subito, sia per il bellissimo fiume, sia per il paesino placido e ombroso che sonnecchia sorridendo sotto gli enormi platani 

Impossibile resistere ad un bagno in quelle chiare e fresche dolci acque... anche se ho rischiato un arresto cardiaco passando dai 40 gradi esterni ai 10/15 dell'acqua.

Ma ne è valsa la pena!






E poi alla ricerca della lavanda sull'altopiano di Valensole

Suggestivo, forse un po' troppo frequentato e con la fioritura non al top.
Siamo arrivati in zona intorno alle sei di sera, con un cielo leggermente velato a occidente. La luce era troppo calda e il tempo a disposizione troppo poco per poter cercare i posti migliori.

Non sono soddisfatto delle fotografie scattate, l'ideale e passare in questa zona un paio di giorni per poter godere delle diverse sfumature della luce durante il giorno, specialmente all'alba, ma abbiamo dovuto scegliere se perdere ancora tempo tra i campi o cercare di raggiungere un buon posto per passare il nostro ultimo giorno.







Abbiamo scelto quindi di dirigerci verso il Lago di Sainte Croix, da cui partono le famose gorge del Verdon.
Non consocevo bene il posto, ma è stata una bellissima sorpresa.
Attaccato al paesino di Saine-Croix, che domina il lago sottostante, c'è una bella area camper (8 euro al giorno) con corrente e acqua potabile a pagamento,  bagni e acqua non potabile a volontà.
In pochi minuti si raggiunge il paesino dove si trova un ristorante e un bel bar con dehor a strapiombo sul lago.

Al mattino dalle otto anche i camper posso scendere sulla riva, quindi ci siamo alzati di buon'ora e abbiamo percorso gli ultimi tornanti arrivando ad una zona di parcheggi e di aree pic-nic sulla spiaggia.
Comodissimo sistemare il camper vista lago in prossimità di qualche tavolo con panche per godersi una colazione con vista fantastica.
Io la prima cosa che ho fatto è stato buttarmi in acqua, visto che la zona era ancora tutta deserta e di una tranquillità impressionante.


Questo lago, a differenza dei soliti che ho frequentato, ha un acqua e un fondo assolutamente puliti e limpidi, senza tracce di melma e di viscido come accade di solito. Sembra quasi acqua di torrente ma ferma e calda (non gelida almeno!)
In tarda mattinata la zona si è abbastanza animata, essendo domenica, ma noi abbiamo preso in affitto una piccola barchetta elettrica per attraversare il lago e visitarne una buona metà, e trovando innumerevoli posti tranquilli e appartati

Da ripetere una gita in questo posto, magari utilizzando il campeggio comunale sulla riva che sembra spartano ma accogliente.

Nel pomeriggio siamo scappati verso casa, e per fortuna le bimbe hanno dormito quasi fino a Briançon per poi accontentarsi di Peppa Pig sul cellulare permettendomi così di fare un'unica tirata fino a casa ed arrivare non troppo tardi.


La cosa più difficile di questi viaggi è proprio riuscire ad evitare la loro insofferenza!


giovedì 15 giugno 2017

Una settimana di allenamenti a tre settimane dalla meta

-21 CRO

Le settimane volano via che neanche riesci a riprendere fiato.
Gli allenamenti non vanno come mi ero immaginato, ma forse è meglio risparmiare forze e cartilagini che forse saranno la risorsa decisiva.

Nell'intorno di questo week-end avrei voluto/dovuto fare un ultimo lungo, una cosa tipo dieci ore e un'ottantina di km magari rimanendo a bassa quota per abitarmi al caldo e alla sete.
Alla fine non ne ho avuto il tempo, ovviamente. O prendo ferie per un giorno intero, oppure mi devo giocare il sabato o la domenica, cosa non fattibile questa volta.

Ho ripiegato comunque su un bell'allenamento: una salita di 550 metri fatta tre volte di seguito, una sorta di ripetute lunghe su mulattiera che si sono rivelate decisamente impegnative.

Il dislivello di 500 metri è un po' il muro da infrangere nella salita, dopo di solito si entra in uno stato di "messa a regime" che magari ti consente di affrontare senza problemi il doppio o il triplo della salita.
Ripartire invece per la discesa quando le gambe cominciano a girare e il fiato a regolarsi annulla subito la tua fragile zona di comfort che magari ti sei creato.

Stesso discorso per la discesa...
500 metri ti portano a correre e spingere a fondo, facendoti arrivare al limite di sopportazione della fatica sui muscoli delle gambe senza che te ne renda conto.... se non nel momento in cui fai dietro front e provi a ripartire in salita.



La terza salita è stata infatti abbastanza dura, soprattutto nella prima parte, ma devo dire che nel complesso ho risposto bene rimanendo nell'ora a giro, che è il parametro consigliatomi di rispettare. 

Diciamo che quattro volte sarebbe stato perfetto come prova, ma avevo tre fanciulle che volevano stare un po' con me prima di andare a letto, e non potevo certo rinunciare a loro dopo un'intera giornata lontani!


Il resto della settimana è proseguito in maniera piuttosto blanda, con un paio di uscite di scarico sotto un sole terribile.
Ora mi aspetta una settimana di vacanza in Provenza, con tutte le sue incertezze per quanto riguarda il tempo libero da dedicare alla corsa.

E prenderla invece come riposo rigenerante???

mercoledì 14 giugno 2017

Le sere estive

Da sabato qui fa un caldo porco.

Trenta gradi in media durante la giornata e nessun alito di vento che possa mitigare i nostri boccheggiamenti.

Con questo clima le giornate diventano lunghe, gli impegni si accavallano uno sull'altro e tanto vale arrendersi prima ancora di cominciare a risolvere qualcosa.

E i lunedì è ancora peggio.


Dopo un week end intenso ci siamo presi una mezza serata di relax, con le bimbe dai miei genitori e io e Moglie a prenderci un aperitivo all'aperto sperando nella provvidenziale brezza della sera.

Niente brezza, ma un secondo giro di prosecco ha reso la sofferenza più accettabile.

Vado a raccattare le due monelle e le trovo in cortile con il nonno a giocare a palla.
La piccola ha il solito sguardo crucciato e monello, stinchi, ginocchia, mento ricoperti da bolli e graffi. Il resto della pelle scoperta ricoperto da segni di pennarello e altre macchie imprecisate.
La grande mi accoglie con il solito sorriso da finta santarellina, le paperine dorate e la gonna plissettata con i brillantini... peccato per quei simboli di bat-man e uomo ragno disegnati con il pennarello nero sulle braccia, pennarello nero che ha lasciato macchie residue sul resto del corpo e dei vestiti ovviamente.

Gelato?
Gelato!

Lasciamo perdere le gelaterie fighette in centro, e ci dirigiamo al bar-trattoria del laghetto
Il laghetto in realtà è poco più che uno stagno, ma le zanzare non sono poi così fastidiose, e il gracidare delle rane tra i riflessi rossi della sera rende il posto quasi magico.

Il proprietario è uno del popolo, siede tra gli avventori all'aperto allo stesso tavolo di un tipo strano che continua a ridere con aria un po' ebete, e quando prende in braccio la piccola per farle vedere cosa si nasconde nel frigo dei gelati esclama: chi è che puzza di merda qui??? 

Vabbeh, tanto dopo le butto nella doccia e le riprendo solo quando finisce l'acqua calda. Forse.

C'è anche il mio presidente del gruppo Alpini, con il barbone bianco arruffato e la giacchetta a vento che non si sa mai, siamo sempre in montagna nonostante tutto.

La moglie di lui saluta con uno sorrisone Figlia Piccola facendole moine e  complimenti, ma lei la guarda ovviamente malissimo spalmandosi in faccia un misto di panna e cioccolato prima di raggiungere sua sorella.

Mi piace questo posto, quest'atmosfera e questa gente.
Le due cavalle dei proprietari sporgono la testa dalla siepe per osservare lo strano ritrovo umano, e il cane pulcioso e arruffato corre su e giù nel suo recinto in apparenza allegro e giocoso (Ma secondo me dovrebbe uscire più spesso).

Mentre mangio la mia Coppa Oro (quella con le granelle di meringa sul fondo, il gelato perfetto per antonomasia) seduto in riva al laghetto, la piccola mi si appoggia sulla schienaesclamando un "mio papà!" che è il suo must del momento.

Solo più tardi scoprirò che quel senso di umido e fresco era metà del suo gelato che si riversava sulla mia camicia.






venerdì 9 giugno 2017

3 e 35...

...che potrebbe essere l'ora prediletta da Figlia Piccola per svegliarsi e urlare come una matta una buona mezz'ora, ma per fortuna (?) lei preferisce limitarsi ad un intervallo che va da mezzanotte all'una, per poi rassegnarsi e piombare in un sonno pesante che dura quasi sempre fino all'alba.

Le notti cominciano a prendere una routine accettabile, forse.

3' e 35'' è invece il mio nuovo record sui 1000 metri, ottenuto in una serata di allenamento di gruppo che quasi volevo saltare per via di una generale fiacchezza forse dovuta agli antibiotici oltre che al caldo afoso di questi giorni.

2000-1000-500 x2 

Bello come allenamento, molto provante a livello di resistenza.
Il mio socio, che correrà con me una staffetta da 3 km a testa venerdì prossimo, era in seria difficoltà, e sul secondo 2000 l'ho perso completamente, lui che di solito dimostra più tenacia e costanza del sottoscritto.

Che abbattere questo muro dei 3'30" sia finalmente alla mi portata?

Non che a me serva molto insistere sulla velocità, però è confortante vedere i propri tempi scendere.


martedì 30 maggio 2017

Soglio col bene che ti voglio...

Doveva essere l'ultima prova importante per l'avvicinamento al Cro-Magnon Trail del 7 luglio, questo GIR LUNG del Monte Soglio con i suoi 66 km e 3600 metri di dislivello decantati da tutti come una delle corse più devastanti della zona.

Partenza ore 6, e un'ora di macchina per raggiungere il posto. Quindi sveglia alle 3 di mattina e colazione con 100 grammi di riso bianco alle 4.
Sul posto c'è un bel clima, tanta gente e una bella organizzazione che fornisce colazione, depositi borse, palestra con panche e tavoli e già i primi stand di negozi tecnici.
Incontro qualcuno che conosco della mia squadra e di squadre amiche delle nostre parti, qualche saluto e qualche foto, ma poi preferisco starmene per conto mio.

Fa già caldo alle 6 di mattina, e il cielo e leggermente coperto tradendo una mancanza assoluta di aria, l'afa non tarderà a farsi sentire.

Parto tranquillo con ritmo regolare, posizionandomi da subito a metà circa del gruppone. Il percorso raggiunge subito le pendici della montagna dapprima per una strada sterrata, poi imboccando un bel sentiero di terra battuta. 
Un po' caldo ma sto bene, volo via sulle due prime salite entrambe di 500 metri circa, poi un continuo sali e scendi per oltre trenta chilometri in un bellissimo scenario di boschi rigogliosi e pascoli.
Corro tranquillo, mi alimento ogni 30/45 minuti, bevo regolarmente ogni 15 minuti. Nei ristori prendo poco, qualche uvetta e della Coca Cola al massimo, e cerco di ripartire il prima possibile.
Arrivo alla salita che porta al ristoro di metà percorso ancora fresco e risposato, e quasi non mi accorgo dei 400 metri di dislivello ripido in cui i primi concorrenti incappano in qualche crisi. Ad  attendermi c'è minestra calda, polenta e formaggio, e questa volta non mi faccio mancare niente, prendendo un piatto di ogni cosa e mangiando con calma.

Tutti quanti mi hanno detto che la vera gara inizia adesso, e non vorrei farmi cogliere impreparato.

1000 metri netti fino alla cima, che ancora affronto con passo regolare e controllato.... un po' troppo forse!
Arrivo in cima senza particolare sforzo, e in effetti appurerò di aver mantenuto una media battiti da passeggiata nel parco, quasi sempre inferiore a 100 bpm.

Poco male, di certo non ambisco a posizioni da podio, e forse questo mi salverà nel tratto successivo, il peggiore, oltre 6 km di cresta a cavallo dei 2000 metri di quota, su un abbozzo di sentiero molto esposto e di difficoltà tecnica elevata. Una tortura per piedi e gambe.
In questo tratto perdo molto tempo, difficile camminare veloce e impossibile correre, in più le scarpe mi hanno tradito, forse sono già troppo vecchie e "scariche", e la tenuta laterale è ormai praticamente inesistente, causandomi dolori al fianco e al collo del piede.

Dal 45° km le cose cambiano, si comincia a scendere e i sentieri diventano più larghi e piacevoli da correre. Riparto alla grande, mi sento in forze e corro con facilità, superando diverse persone sia in discesa che in salita, e vedo ormai il fondo valle e il paese d'arrivo farsi più vicini ad ogni scollinamento.

Avevo parlato di 11 ore come obiettivo, ma quando le raggiungo mi mancano ancora una manciata di km, forse proprio i più duri! La strada sterrata dell'andata fatta in discesa è terribile, piena di sassi appuntiti, interminabile sotto un sole degno di luglio e con i piedi ormai cotti e doloranti. Alterno tratti di corsetta ad altri di camminata, arrivando al traguardo in 11 ore e 26 minuti, 72° su 180 alla partenza.

Non male come tempo. 
Vedrò alla fine che una persona che conosco, e che mi aveva sempre preceduto in passato, è ben dietro di me. Ed anche il mio socio/collega, in generale nettamente più performante di me, l'anno passato aveva impiegato un quarto d'ora in più.
Inoltre io ho dato veramente il minimo necessario e, a meno di eventuali crisi, avrei potuto facilmente scendere di quasi un'ora come tempo totale (Il tempo al netto dei ristori è stato 10h36').

Ma in fondo che me ne importa?
Non è meglio affrontare queste gare con l'obiettivo di non stare male?

Sempre di più mi convinco che lo spirito degli ultra-trail dovrebbe essere questo per me, e al massimo lasciare spazio a calcoli e agonismo per distanze sotto i 20 km.

Di certo il CRO me lo voglio godere con calma, guardarmi introno e vivermi il viaggio, non la corsa.






giovedì 25 maggio 2017

Elaborazione del lutto

Faccio outing: mi è sempre stato un po' sul cazzo Kurt Cobain

Troppo bravo, troppo carino, troppo biondo.

Mi sentivo molto più affine a Dave Grohl, e quando è "rinato" con i Foo Fighter mi sono entusiasmato.

I miei punti di riferimento erano comunque loro,  Eddie Vedder e Chris Cornell, e tutto quel lato di Seattle che si manifestava nei Mother Love Bone, Temple Of The Dog, Audioslave, Mad Season e ovviamente Pearl Jam e Soundgarden.

Loro due, introversi e problematici, che riuscivano ad arrivare all'età matura con un'apparenza di stabilità e realizzazione personale, alimentavano la speranza per questa mia generazione Grunge, per noi adolescenti degli anni '90 che ci troviamo in bilico su un baratro esistenziale e culturale, gli ultimi a portare traccia e testimonianza dei meravigliosi anni '70 (e di quegli '80 che ne erano diretta e coccolosa conseguenza).

Ora ci risvegliamo un po' più tristi, un po' più soli e un po' più disillusi. 









mercoledì 24 maggio 2017

Occhio al Soglio

-3 giorni al TRAIL DEL MONTE SOGLIO.

Una gara che tutti mi dicono essere bella e terribile
66 km e una salita di 3600 metri con dislivelli importanti e passaggi in quota esposti e impegnativi.

Il mio target è 11 ore (ritmo 10 min/km), forse un po' troppo ottimistico ma comunque un limite per cui vale la pena sognare.
Il lungo della settimana scorsa sembra smaltito, lunedì solo un piccolo giro da 6km su sentieri veloci e pieni di saliscendi improvvisi che mi ha dato ottime sensazioni. Stasera allenamento di squadra da affrontare a ritmi blandi.

La cosa che più mi entusiasma e la totale assenza di dolore al ginocchio! Sparita dopo la terapia d'urto del lungo.
Le gambe per fare una bella gara ci sono, a decidere (Salvo infortuni imprevisti) saranno le crisi alimentari/di stomaco. Riuscire ad affrontarle s superarle nel più breve tempo possibile credo sia il segreto vincente...

Evitarle?

Credo sia un'utopia!



lunedì 22 maggio 2017

Vaccini

Figlia piccola non è vaccinata.
Figlia grande ha fatto l'esavalente, poi non è più stata portata ai richiami.

Siamo una di quelle famiglie bifolche, ignoranti e superstiziose che credono alle streghe e basano la loro cultura sui post di Facebook.

Le mie figlie prendono pochissime medicine, mangiano poca carne rossa comprata dal contadino del nostro paese che le alleva con amore, da un altro contadino che tiene le mucche da latte compriamo i formaggi e il latte stesso (che però bevo prevalentemente io). Per il resto si prediligono verdure e cereali nella più ampia varietà possibile.

Abbiamo frequentato conferenze e seminari in giro per il Nord Italia, da quelle del Dott. Roberto Gava a quelle riservate ai pediatri (che sono molto più illuminanti del fronte no-vaccini!); abbiamo partecipato a riunioni organizzate dal Comilva e ascoltato testimonianze e racconti. 

Il decreto approvato venerdì scorso ha rifilato un duro colpo al nostro morale, ma soprattutto ha fatto capire quanto conti la posta in ballo.
Una ghiotta occasione rifilare ben 12 vaccini in un colpo solo.
Addirittura la varicella, che le mie figlie si sono tolte con tre o quattro giorni di leggero fastidio dovuto a rade pustoline, e per la quale non è stato necessario somministrar loro nulla se non un blando lenitivo naturale per il prurito.

Sono molto scettico.
Io che non lo sono di natura, e che per natura tendo a non vedere macchinazioni e complotti ovunque.

Intravedo i pericoli nel lasciar gestire temi così delicati al "popolo".
Ma tocco con mano lo stato di decadenza della nostra sanità, e della mancanza totale di attenzione alla cura della singola persona.

La domanda che più mi torna in questi giorni, in cui l'esultanza dei favorevoli alla politica dei vaccini straborda nei discorsi di piazze reali o virtuali, è se tutta questa gente che taccia gli altri di ignoranza e d estremismo abbia mai fatto qualcosa per approfondire l'argomento, o se abbia tenuto fermo su un lettino di ambulatorio un bimbo di sei mesi mentre gli bucavano entrambe le gambine per iniettargli una medicina.





giovedì 18 maggio 2017

Il Pellegrino Solitario

Dalle nostre parti si dice che Carlo Magno in persona scese dai valichi francesi (come Annibale prima di lui) per affrontare i Longobardi di Desiderio che da un po' di tempo facevano i furbetti nel nord Italia.
La leggenda dice che allo sbocco della valle trovò il cammino sbarrato da una possente "chiusa", una muraglia difensiva che correva da un versante all'altro e dotata di fortificazioni. 
Lui però, scaltramente e dimostrando di essere più un progenitore dei Tedeschi piuttosto che dei Francesi, aggirò l'ostacolo dall'alto delle montagne e sconfisse il nemico.

Su questi fatti storici nei primi anni '80 è stato tracciata una via che discende tutta la Valle di Susa chiamata appunto Sentiero dei Franchi.

75 km e 4000 metri di dislivello positivo, tra boschi e creste sempre immersi in paesaggi fantastici.
Difficile che la strada seguita sia proprio quella, spesso troppo impervia per far passare carri e animali, ma di certo la storia è suggestiva.

Non ero mai riuscito a percorrere più che brevi tratti di questa via, nonostante il suo fascino mi attirasse fin da bambino.
La scusa del lungo di questo mese mi ha offerto l'occasione per provarla tutta, anche se la difficoltà era altra.

Lunedì le previsioni erano propizie, non potevo tirarmi indietro.
Il primo treno passava alle 5:30 del mattino, e in un'ora mi ha portato al punto di partenza di Oulx.
Per la prima volta ho provato l'equipaggiamento da lunga distanza, con zaino pieno e marsupio frontale aggiuntivo.
Provviste come sempre composte da gel e barrette, ma questo volta aggiungendo un mio esperimento liquido:

50% latte di riso
50% latte di soia
cacao e datteri frullati.

Il marsupio frontale è molto comodo, permette di avere a portata di mano gli oggetti di uso frequente e la bottiglia con la mia pozione magica, però rende la corsa scomoda e disagevole, rallentando molto il cammino.
Pazienza, non cerco il tempo.

E' una passeggiata idilliaca per tutti i primi 35 km, con il solo neo del dolore al ginocchio destro che salta fuori da subito nelle discese. Che sia proprio il menisco? Se è così le mie prossime gare sono spacciate.
Per il resto la bellezza dei posti che attraverso e la giornata stupenda mi riempiono di gioia e di pace, niente a che vedere con le gare ufficiali, qui siamo un livello oltre.

Tra il 35° e il 40° vado leggermente in crisi. Prima una leggera nausea, e poi una spossatezza generale che rende un'impresa ogni piccola salitella.
Il problema peggiore è però mentale. Essere da solo in mezzo ai boschi, lontano ore di cammino dalla prima strada carrozzabile e senza la possibilità di raggiungere punti di ristoro o di soccorso, è una cosa che destabilizza molto.
In gara te ne freghi perché sai che puoi chiamare qualcuno oppure raggiungere il prossimo ristoro e ricevere aiuto, qui se crolli sei solo.

Rallento, mi rilasso godendo del bellissimo paesaggio, mi costringo a mangiare a piccoli morsi una barretta proteica bevendoci sopra la mia pozione. Poco alla volta torno in forma, giusto in tempo per affrontare la salita finale che mi porta in cresta quasi a 2000 metri toccando i 50 km di percorso.
Da lì in poi il sentiero lo conosco bene, sono quasi a casa e la strada è tutta in leggera discesa.
Incredibilmente il ginocchio non fa più male, posso anche correre tranquillo in discesa.

Arrivare alla meta sarà un piacere, mentre la sera mi accoglie calda e profumata di estate.








venerdì 12 maggio 2017

Il mio piccolo Lupo Selvaggio (e altre storie)

Credo di essere nato con un piccolo spirito selvaggio e non addomesticabile nascosto dentro di me.

Da piccolo giocavo nei boschi e nelle vigne abbandonate dietro casa dei miei nonni (che per molti anni è stata anche casa nostra), inseguendo strani richiami di luoghi segreti, di angoli magici e nascosti in mezzo al verde impenetrabile.
Ricordo benissimo ancora adesso quella sensazione, era come se percepissi la mia vicinanza con un mondo parallelo al nostro, e che mi bastasse soltanto fare l'ultimo decisivo passo per trovarmi di là, dove la luce è bassa e calda, e l'aria profuma di fieno.

Sognavo viaggi, sognavo cacce nei boschi correndo per i castagneti con le mie lance di legno e gli archi fatti con i rami di nocciolo.
Mio padre per coltivare questi miei istinti (si possono chiamare così?) mi portò un paio di volte a fare dei campeggi solitari in montagna dove portavamo poco cibo cercando di procurarci qualcosa con pesca e raccolta. Piccole avventure che per un bambinetto intorno ai dieci anni possono sembrare odissee fantastiche.

Ripensavo a queste dopo aver (finalmente) guardato Captain Fantastic, un film che chiude un po' la mia personale trilogia cominciata con Into The Wild e Wild.
La voglia di solitudine e la fuga dalla società; poi il viaggio in solitaria come espiazione e ricerca di una propria identità; e infine lo trasmettere questi ideali e stili di vita ai figli.

Ovviamente il film mi ha toccato parecchio, pur con i suoi difetti e con le sue imperfezioni, perché si sa, non è il film/libro/canzone in sé ad emozionare, ma la sua capacità di toccare corde profonde in noi.
Vorrei tanto coltivare nelle mie figlie questa voglia di contatto con la natura e con il loro lato più selvaggio, dar loro delle "armi" in più per essere forti e indipendenti in qualsiasi luogo scelgano di vivere.
Scappare dalla società è assurdo ovviamente, ma riuscire ad estraniarsi da essa, saperla osservare da lontano e con distacco perché si conoscono e si sperimentano altri modi di vivere è un obiettivo che sarebbe bello raggiungere.



Nel frattempo sfogo queste energie negli ultra-trail e soprattutto negli allenamenti in previsione di questi, che spesso per il loro carattere improvvisato e solitario sono più affascinanti e avventurosi del trail stesso.
Lunedì ho in programma un giro da 75 km lungo quasi tutta la Valle di Susa, seguendo il "famoso" Sentiero dei Franchi.
Tanta lunghezza ma tutto sommato poco dislivello, forse poco più di 1500 metri.

Magari proprio su quel cammino riuscirò a sentire ancora una volta il richiamo dell'altro mondo.




giovedì 4 maggio 2017

Ad inseguire la neve di maggio

Devo capire se mi è preso più il blocco dello scrittore (ah!) oppure il blocco del corridore (ah-ah!)

Ma no, scrivere non ho mai scritto, correre seriamente non ho mai corso, ma ogni tanto ci provo comunque.
La Maremontana non mi ha proprio demoralizzato, ma mi ha fatto venire la paura di non poter ambire ai risultati sperati.
Da allora ho provato a fare due medi, uno di 30 km con 2500 m D+ e uno da 25 km con 'solo' 1400 m di dislivello.

In entrambi ho avuto dolore al ginocchio destro durante la discesa, ma nel secondo, verso la fine, mi sono reso conto di fare un movimento strano con la gamba, cercando di "scavalcare" un ipotetico ostacolo buttando il piede verso l'esterno e le ginocchia verso l'interno. Questo crea un torsione sul ginocchio che a lungo andare mi causa il dolore.

Provando a correre con il baricentro basso e le ginocchia parallele, o al massimo rivolte all'esterno, non sentivo nessun dolore e sono riuscito a concludere la discesa finale in tranquillità.
E' un piccolo segnale di incoraggiamento, ma il problema continua a rimanere.

Proverò a rinforzare il più possibile la muscolatura in questi due mesi che mi separano dal Cro Trail, confidando che stringendo i denti e magari portandomi dietro qualche leggero antidolorifico riesca a portare a termine la gara.

Intanto tra 20 gironi i 60 km del Trail del Monte Soglio saranno un durissimo banco di prova!


Questo era lo scenario del mio giro da 25 km... non male!




lunedì 3 aprile 2017

MAREMONTANA 2017

Il giorno dopo una gara impegnativa è forse il momento più sincero per tirarne le somme.
Il dolore è ancora vivo, palpabile, ma un primo velo di mistificazione e di epicità neo romantica dell'impresa ne attenua i lati più acuti e placa le ferite (fisiche e non) più profonde.

Ammetto di aver un po' sottovalutato questa gara, peccando di carenza di allenamento generalizzata. Sono partito però con la consapevolezza che non avrei dovuto strafare, ripromettendomi di condurre la gara con un ritmo conservativo, cercando non il tempo ma lo svolgimento in scioltezza e con risparmio di forze, per arrivare al traguardo con l'idea di dover ancora percorrer trenta o quaranta chilometri e avere l'energie per poterlo fare.

Obiettivo centrato in parte.

Ha cominciato a mettermi li bastone tra le ruote il meteo, con previsioni pessime per il week-end e conseguente annullamento della gita al mare con la famiglia.
Siamo partiti quindi in quattro del mio team, arrivando a Loano sabato sera giusto per ritirare il pacco gara, tornare in camper a mangiare un po' di riso in bianco, e poi dormire stipati e rumorosi con la sveglia puntata alle 4.
Per tutta la notte siamo stati accompagnati da pioggia battente alternata a raffiche di vento che facevano ondeggiare decisamente il camper, non lasciando presagire niente di buono per il giorno dopo.
Alla partenza la pioggia si era placata, ma il cielo restava basso e grigio, con un'aria fredda e umida che scendeva dai monti verso i quali dovevamo dirigerci.

Sono partito comunque bene, tranquillo e regolare sulla spiaggia e il lungo mare, poi a passo ritmato e costante lungo la prima lunga cresta che si inoltrava nell'entroterra.
Primi 20 km in scioltezza, fino a raggiungere la parte più alta della gara dove inizia a piovere in modo deciso insieme a un vento gelido che fa crollare la temperatura percepita a pochi gradi.
Il terreno è una merda, fango e rivoli d'acqua rendono difficile stare in equilibrio, ma procedo ad un ritmo decente, che mi permetterebbe di concludere la gara in 10 ore (Mi ero prefissato un range dalle 10 alle 11 ore).
Arrivo al ristoro di metà percorso in forma, solo infreddolito e bagnato. Decido di mangiare della minestrina calda e di cambiarmi (Una signora dell'organizzazione ha dovuto aiutarmi a infilare la maglia termica perché con le mani intirizzite dal freddo non riuscivo!) perdendo un buon quarto d'ora, forse troppo.
Nel frattempo mi raggiunge un mio compagno di squadra, di solito più lento di me nel corto ma con più esperienza di lunghe distanze. Ripartiamo insieme, e con i vestiti asciutti e la pancia piena mi sento tranquillo e in forma, confortato dal cessare della pioggia.

Proseguiamo abbastanza bene, anche se i lunghi traversi scivolosi cominciano a crearmi fastidi al ginocchio destro. Le discese cominciano ad essere un problema, anche se il dolore a volte non si sente. Salita e falsi piani vanno comunque bene.
Passiamo tranquilli il ristoro dei 45 km, e qui di colpo comincia la crisi.

Forse la prima causa è psicologica. Il punto è al termine di una cresta da cui finalmente, dopo ore, vediamo il mare e il punto d'arrivo. L'illusione è che a questo punto si cominci a scendere, invece con stupore (e a causa della mia idiozia nel non aver studiato il percorso) facciamo inversione a U verso una ripida salita e ci inoltriamo per un brutto sentiero che sale e scende tra pietre e fango.

Nella salita comincio ad accusare stanchezza intensa e i primi disagi allo stomaco, nelle discese invece il ginocchio fa decisamente male e rende un supplizio andare avanti.
Cerco di controllare il battito e il ritmo nella salita, bevendo a piccoli sorsi e con costanza acqua pura alternata a sali. Funziona, fino alla fine non avrò problemi di alimentazione.
Andiamo molto piano però, anche il mio socio è provato.
La discesa finale inizia male per me, con un male acuto e continuo, poi aumentando il ritmo mi riprendo abbastanza bene.
Negli ultimi dieci chilometri ho recuperato parecchio, riprendo a correre anche in salita senza particolari problemi e potrei aumentare molto il ritmo, ma il mio compagno non ce la fa, e preferisco concludere con lui invece di guadagnare quei dieci/venti minuti che non fanno nessuna differenza alla fine.

Chiudiamo in 11h45', quasi in fondo alla classifica, ma un obiettivo l'ho centrato: mi sento abbastanza arzillo che potrei continuare ancora per un buon tratto.

In ogni caso non avrei dovuto soffrire così, o almeno con questa sofferenza avrei dovuto rientrare nelle 10 ore previste.
Perdere tempo in discesa è stata la cosa più penalizzante, e forse questo dolore al ginocchio è dovuto al terreno scivoloso e ai lunghi traversi nei quali la gamba è soggetta a molto sforzo di torsione.

Ma come fare a migliorare in modo deciso nell'arco di un paio di mesi?

Forse devo impegnarmi in lunghi e medi con dislivelli più importanti, e soprattutto attaccarli in modo deciso e non conservativo, per portare sempre al limite la resistenza fisica. Se poi "salto" e mi devo fermare tanto meglio, almeno mi abituo a farlo in allenamento e riesco a capire quando capita e la sequenza dei segnali di allarme.

E la gara in sé?
Bella Loano, bella l'organizzazione. 
Il percorso non male, anche se spesso si ha la sensazione che ti facciano girare come la merda nei tubi solo per rosicchiare distanza.

Da rifare solo con il bel tempo, e unito ad un sabato con la famiglia in spiaggia.